Natività della Santissima Sovrana Nostra la Madre di Dio e Sempre Vergine Maria – 8 settembre – Omelia 42 di S. Gregorio Palamas (+1359)

http://holyvirginmary.wordpress.com

HOLY VIRGIN MARY MOTHER OF GOD

Natività della Santissima Sovrana Nostra la Madre di Dio e Sempre Vergine Maria – 8 settembre – Omelia 42 di S. Gregorio Palamas (+1359)

1. Ogni momento è adatto per porre il principio di un modo di vivere salvifico. E per chiarire questo il grande Paolo diceva: “Ecco il momento ben accetto, ecco un giorno di salvezza: deponiamo dunque le opere delle tenebre ed indossiamo le armi della luce; per procedere convenientemente come in pieno giorno” [Rm 13, 11-13]. Non dice che il momento per la salvezza è una qualche ora o un qualche giorno, ma tutto il tempo dopo la manifestazione di nostro Signore, Dio e Salvatore Gesù Cristo. Infatti, come, sulla terra, quando sorge il sole percettibile con i sensi, per gli uomini è il momento di lavorare con il corpo –come ha detto anche Davide, “È sorto il sole […] uscirà l’uomo per la sua opera e per il suo lavoro fino a sera” [Sal 103, 22-23]- così, quando ci si manifesta attraverso la carne il sole della giustizia, il tempo dopo la sua manifestazione è tutto adatto all’operare spirituale; ed altrove lo stesso profeta chiarisce questo, dopo aver detto della parusia del sovrano che “La pietra che i costruttori avevano scartato, questa è diventata capo d’angolo”, aggiunge: “Questo è il giorno che ha fatto il Signore: esultiamo e rallegriamoci in esso” [Sal 117, 22.24]. Ma, mentre nel caso del sole percettibile attraverso i sensi, in quanto è interrotto dalla notte, dice “esce l’uomo per la sua opera fino a sera”, il sole della giustizia, che è senza tramonto e, secondo l’espressione dell’Apostolo, non ha “variazione né ombra di cambiamento” [Gc 1, 17], fornisce il buon momento ininterrotto dell’operare spirituale.

2. Se è necessario dire che un momento è più adatto degli altri, e se, come esiste un momento per seminare ed un momento per mietere, un momento per piantare e un momento per raccogliere i frutti, ed un momento per qualsiasi altra cosa, così, se ricerchi, per operare bene, un’ora del principio particolarmente adatta, questa è il momento dell’autunno, e di esso soprattutto quel mese che è anche il nostro primo mese e il principio dell’anno*, perché durante questo mese ebbe inizio la nostra salvezza, cosa che oggi festeggiamo. In effetti questa santa festa ed assemblea, che oggi compiamo, è la prima della nostra chiamata per grazia e del nostro rimodellamento, nella quale tutte le cose cominciarono a divenire nuove ed iniziarono ad essere introdotte al posto delle leggi momentanee, quelle permanenti, lo spirito al posto della lettera e la verità al posto delle ombre.

3. Oggi, infatti, si è manifestato un mondo nuovo e uno strano paradiso, nel quale e dal quale è venuto ad essere, riplasmando il vecchio Adamo e rinnovando tutto il mondo, un nuovo Adamo, che non si inganna, ma inganna l’ingannatore e dà in grazia la libertà a quanti con l’inganno sono stati asserviti al peccato. Oggi è stato preparato sulla terra un libro incredibile, che può recare in sé non figure di parole, ma, in modo ineffabile, la stessa Parola viva; ed una Parola non aerea, ma celeste, che non è stata costituita dalla perdita, ma che strappa alla perdita quanti ad essa si accostano, che non si produce con il movimento della lingua umana, ma nasce eternamente da Dio Padre. Oggi si è visto il tabernacolo di Dio, animato e non fatto da mani umane, il forziere razionale ed abitato dallo Spirito del “pane della vita” davvero “mandato dal cielo” [Gv 6, 32]. Oggi, secondo il salmo, “è sorta dalla terra la verità” –la gloria senza menzogna della nobiltà umana che viene dall’alto- “e la giustizia si è affacciata dal cielo” [Sal 84, 12]: quella che scacciò il re dell’ingiustizia e il suo stesso principio delle ingiustizie, in quanto, giudicata ingiustamente, giustamente giudicava; essa legò il potente nella malvagità, rapì i suoi vasi, li trasformò e dimostrò che possono contenere la giustizia divina; e così prese con se stessa i prigionieri del peccato, per renderli coeterni a se stessa in quanto da essa giustificati grazie alla fede in lui, mentre circonda il principe del peccato, dopo averlo stretto in catene da cui non si può fuggire, con un fuoco eterno e senza luce, al quale lo consegna. Oggi il bastone della profezia è germogliato dalla radice di Iesse, da cui “è spuntato un fiore” [Is 11, 1] che non subisce consunzione, ma che anzi chiama in alto la nostra natura sfiorita e perciò caduta fuori dal luogo della delizia che non appassisce, la riporta *: si intende il mese di settembre
ad essere rigogliosa e concede in grazia ad essa l’eterna floridezza, elevandola verso il cielo ed introducendola in paradiso: è il bastone con il quale in grande pastore guidò il gregge razionale ai pascoli eterni; il bastone al quale la nostra natura si è appoggiata per deporre la vetustà e la debolezza della vecchiaia, e con il quale avanza con facilità verso il cielo, lasciando in basso la terra a quanti in basso sono portati perché privi del suo sostegno.

4. Ma qual è il nuovo mondo, lo strano paradiso, il libro incredibile, il tabernacolo spirituale ed il forziere di Dio, la verità dalla terra ed il tanto celebrato bastone di Iesse? È la fanciulla sempre Vergine, prima del parto e dopo il parto, la cui nascita da una donna sterile festeggiamo oggi. In effetti, Gioacchino e Anna, che vivevano insieme e rimanevano irreprensibili di fronte a Dio, agli Israeliti sembravano degni di biasimo, secondo la legge, perché convivevano privi di figli. Infatti, allora ancora non c’era ancora la speranza nell’immortalità e perciò la successione della stirpe sembrava qualcosa di molto necessario; ora, però, dopo che questa Vergine nata oggi ci ha donato in grazia l’eternità attraverso il suo parto nella verginità, per noi non è più necessaria la successione per generazione di figli; ma allora l’avere molti figli sembrava agli Israeliti migliore anche della virtù, e il non avere prole sembrava un male così grande che anche questi giusti non venivano lodati per la loro virtù più di quanto non venissero insultati per la loro mancanza di prole. I giusti, quindi, assai afflitti per gli insulti e ricordando Abramo, Sara e gli altri che avevano provato afflizione per la mancanza di prole, e ricorrendo poi con l’intelletto al farmaco che certuni avevano trovato per la terapia di questa afflizione, decisero anche loro di rifugiarsi nella supplica a Dio. Ed il saggio Gioacchino si apparta nel deserto, vi abita ed esercita il digiuno, rivolgendo a Dio la preghiera di diventare padre; e non interruppe la preghiera, né fece ritorno da lì, prima di ricevere la notizia dell’esaudimento della sua richiesta. Anna, invece, che aveva gli stessi pensieri, si rinchiude nel giardino vicino e, con il cuore addolorato, grida rivolto al Signore: “Ascoltami, Dio dei miei padri, e benedicimi, così come hai benedetto il ventre di Sara”. Ed il Signore li ascoltò e li benedisse, e promise di esaudire la loro richiesta; ed ora ha portato a compimento la loro richiesta e ha dato loro una figlia, la più meravigliosa fra tutte le meravigliose che siano mai apparse, la madre del creatore di tutte le cose, colei che ha divinizzato il genere umano ed ha divinizzato la terra, che ha fatto di Dio il figlio dell’uomo ed ha reso gli uomini figli di Dio, concependo in sé senza seme ed ineffabilmente facendo maturare in sé nella carne colui che ha prodotto gli enti dai non enti, che li trasforma in essere bene e non lascia che ricadano nel non ente.

5. Ma per quale motivo ella provenne da fianchi sterili? Per dissolvere l’afflizione ed emendare la vergogna dei suoi genitori, e per prefigurare la dissoluzione, per mezzo di lei stessa, dell’afflizione e della maledizione dei progenitori del genere umano. E la natura come avrebbe osato insozzare il ventre nel quale rimase e dal quale provenne la sola donna che ha abitato nel santo dei santi e la sola divenuta dimora di chi ha fatto la natura? Come, infatti, prima di lei e dopo di lei, non è mai comparsa una madre vergine e una madre di Dio; e come, prima di lei e dopo di lei, nessuno abitò nel santo dei santi, allo stesso modo, come è naturale, prima e dopo di lei, non fu mai visto che in quel ventre materno fosse concepito un altro feto. E poiché bisognava che la Madre di Dio fosse vergine, e per di più della stirpe di Davide e al momento giusto per la nostra salvezza, e si avvicinava il momento e bisognava che la vergine fosse già preparata, tra i discendenti di Davide, allora, non fu trovato nessuno migliore per virtù di quei due privi di figli, quanto a virtù e nobiltà, sia del comportamento, sia della stirpe; perciò furono più onorati i privi di figli di quanti avevano molti figli, in modo che la fanciulla dotata di ogni virtù venisse concepita da genitori molto virtuosi e che la perfettamente pura provenisse da genitori molto casti, in modo che la castità, unita alla preghiera e all’esercizio, accogliesse il frutto di divenire generatrice di verginità, e di verginità che, senza corruzione, producesse nella carne colui che fu generato alla deità prima dei secoli dal Padre senza madre. O ali di quella preghiera! O libertà di parola trovata presso il Signore! Quanto immacolati erano quei cuori, per riuscire a produrre una preghiera che è giunta a tanto e tanto ha potuto realizzare! Bisognava che la strada per il grande miracolo fosse aperta dal miracolo, e che la natura cedesse poco a poco alla grazia.

6. Ma voi, o sacra assemblea, o ascoltatori delle mie parole, mia ragione in Cristo, mio gregge e mio campo, avete offerto alla Madre di Dio come dono genetliaco il fatto di operare con le virtù e di dare nello stesso modo: uomini e donne, vecchi e giovani, ricchi e poveri, comandanti e comandati, ed in generale ogni sesso ed ogni età, ogni condizione sociale, ogni arte ed ogni scienza. Che nessuno di voi sia nell’anima sterile ed infruttuoso, che nessuno di voi sia incapace di amore ed incapace di desiderare e di ricevere il seme spirituale; ma che ciascuno riceva di buon grado il seme celeste, la parola salvifica, e che con le sue forze lo metta in opera, perché dia frutti celesti e graditi a Dio; nessuno lasci incompiuta una buona opera cui abbia dato principio, nessuno dimostri la sua fede verso Cristo solo con le parole. Dice, infatti: “Non chiunque mi dice ‘Signore, Signore’ entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli” [Mt 7, 21], e “nessuno che pone mano all’aratro e guarda indietro è adatto per il regno di Dio” [Lc 9, 62].

7. Vergini che praticate la vita monastica e voi che, facendo bene, siete tornate dalla vita coniugale alla convivenza virginale, e semplicemente voi tutte che l’avete scelta per desiderio di pentimento nel coabitare, vivete in tutto secondo il volere di Dio, per la Vergine che ora è stata generata per noi e che ha generato, in una verginità della carne mantenuta nel tempo, colui che, prima dei secoli, era stato generato da un Padre vergine; voi che vivete solo per lei e per il Dio che da lei è diventato carne, che guardate solo a lui, che ricevete il vostro diletto solo da lui, gioiose nella speranza, pazienti nell’afflizione, sottomesse alle vostre superiore, l’una come ministra dell’altra, ricercando la pace l’una con le altre, con impegno, dedizione e sollecitudine dell’anima, dedicandovi continuamente ai salmi, agli inni e ai canti spirituali, siate pure e vergini nel corpo e nell’anima, in tutte le sensazioni e nell’intendimento, e perseguite in tutti i modi un pensiero e un modo di vivere spirituale e verginale. Perché in questo modo, per usare l’espressione di un salmo, seguendo la Madre di Dio, giungerete vicino a lei ed entrerete nel tempio non costruito da mani umane del re dei cieli [Sal 44, 14-15], nella camera nuziale oltremondana ed eterna dell’incorruttibilità.

8. Voi che siete nel vincolo matrimoniale, non date tutti voi stessi a questo mondo: infatti questo mondo appena formato e davvero ultramondano, intendo dire la Madre di Dio, oggi è apparso per noi come il frutto di un vincolo matrimoniale. Voi anziani date prova della vostra maturità e non comportatevi con avventatezza giovanile nei ragionamenti, nelle parole e nelle cose che mettete in pratica, a vostro svantaggio, pensando carnalmente e vivendo in modo carnale. Voi giovani ammirate gli anziani, rispettateli e lasciatevi persuadere da loro, evitate di non riconoscere che cosa c’è da onorare in un vecchio e come la giovinezza non manchi della nobiltà della vecchiaia. Se invece ignorate tutto ciò, domandate al saggio Salomone, perché da lui sentirete che “I capelli bianchi sono per gli uomini il senno e l’età della vecchiaia è vita senza macchia” [Sap 4, 9]. Quanti di voi, fra le cose terrene, fugaci ed incostanti, possiedono qualcosa di superfluo, che passa dagli uni agli altri, disfacendosene realizzeranno per loro stessi la vita eterna: “La vita non dipende da ciò che si possiede, anche se si è nell’abbondanza” [Lc 12, 15]. Voi che invece mancate del necessario, arricchitevi nella pazienza e nel rendimento di grazie verso Dio, per essere connumerati tra i poveri da lui detti beati ed ereditare il regno dei cieli. Voi che comandate, “giudicate con giusto giudizio” [Zc 7, 9] e non usate del vostro potere con coloro che dipendono dalle vostre mani –infatti non è giusto-, ma mostrate nei loro confronti una disposizione paterna, intendo tra voi che come loro fate parte dello stesso genere umano e che come loro siete servi. E non ritenete indegno di sottomettervi all’insegnamento della Chiesa: far questo è infatti un segno di riconoscimento di chi ha una buona volontà. Voi che siete comandati, poi, dovete farvi persuadere da coloro che comandano, ma solo riguardo a cose che non ci privino dell’annunciata speranza nel regno dei cieli.

9. Ora, tutti in comune, alla Vergine che oggi si festeggia, portate in dono la cosa più desiderata e più vostra, la vostra santificazione e la purezza del corpo attraverso la temperanza e la preghiera. Vedete tutti come la temperanza, il digiuno e la preghiera, accompagnati dalla compunzione, convergendo insieme, hanno mostrato Gioacchino e Anna come vasi che hanno generato qualcosa di divino, vasi di qualcosa di così eletto che non solo hanno portato il nome divino, come Paolo, comparso successivamente [cf. At 9, 15], ma anche lo stesso il cui nome è meraviglioso [Sal 8,2]. Se dunque anche noi, oltre che alle altre virtù, ci dedichiamo pure alle preghiere, partecipando con comprensione ai riti presso il tempio di Dio, troveremo come un tesoro nascosto in noi la purezza del cuore che contiene e ci manifesta Dio. Proprio questa, e la disposizione dell’anima verso Dio che ne consegue, viene chiamata da Isaia uno spirito salvifico che è nelle viscere, e riguardo ad esso dice: “Per il timore di te, Signore, abbiamo concepito nelle viscere, sentito le doglie e abbiamo partorito lo spirito della tua salvezza, che concepimmo sulla terra” [Is 26, 18]. Vedete come le anime sterili e senza eredi giungono ad avere dei bei figli? Ma a quanto ha già detto il Profeta aggiunge queste parole: “Non cadremo, ma cadranno quanti dimorano sulla terra”, vale a dire coloro che si avvolgono nei pensieri e nelle passioni terrene.

10. Se dunque, fratelli, vogliamo anche noi dimorare non sulla terra, ma in cielo, e non cadere sulla terra e nel peccato che trascina in basso, ma vogliamo tendere continuamente ad altezza divine, temiamo Dio, allontaniamoci dalle malvagità, ritorniamo a lui attraverso delle opere buone, siamo solleciti nel cancellare i nostri malvagi guadagni con la temperanza e la preghiera, trasformando in meglio i nostri ragionamenti interiori, avendo le doglie e partorendo lo spirito della nostra salvezza, secondo le parole del Profeta, ricevendo, attraverso l’invocazione, l’aiuto di colei che oggi è stata donata ai suoi genitori, con la preghiera e con un modo di vivere gradito a Dio; la quale ha trasformato l’afflizione di chi l’ha generata, ha sciolto la maledizione dei progenitori, ha fatto cessare le doglie della progenitrice, avendo partorito Cristo, senza dolore e in verginità.
A lui conviene ogni gloria, onore e adorazione, insieme al suo Padre senza principio e allo Spirito santissimo e vivificante, ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amin

Fonte:

http://www.ortodossia.it/w/index.php?option=com_content&view=article&id=888:omelie-dei-padri-nativita-della-madre-di-dio&catid=268:sulla-theotokos-e-le-sue-feste&lang=it

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...