San Paisios del Monte Athos, Grecia (+1994) – Vita

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San Paisios del Monte Athos, Grecia (+1994)

San Paisios del Monte Athos (Farassa, 25 luglio 1924 – Souroti, 12 luglio 1994), particolarmente venerato in Grecia per la sua semplicità e le sue doti non comuni, è stato monaco del Monte Athos.

Vita

L’anziano Paisios del Monte Athos fu una notevole figura carismatica. Si chiamava Arsénios Eznepìdis e nacque a Farassa (in Cappadocia, oggi Feke nell’odierna Turchia) nel luglio del 1924. Il neonato Paisios, fu battezzato dal parroco del paese, un sacerdote monaco con fama di santità, Arsenio il Cappadoce. Gli diede il proprio nome. Dopo un poco la famiglia di padre Paisios, il parroco e tutto il paese lasciarono la turchia ed emigrarono in Grecia. Si stabilirono nell’isola di Corfù nella quale sant’Arsenio morì poco dopo. Da Corfù passarono a Igoumentista e da questa a Kontitsa. La loro grande povertà impedì al piccolo Arsenio di fare studi superiori. Già da piccolo si nota in lui una spiccata religiosità: amava isolarsi in preghiera nel bosco nel quale, racconta, aver avuto una visione di Cristo.

Terminato il suo servizio militare come marconista, nel 1950 spinto dal desiderio di divenire monaco si reca nel Monte Athos. Entra come novizio nel monastero di Esphigmenou. In seguito riceve il nome di postulante: Avérkios. Il 12 marzo 1956 lascia il monastero di Esphigmenou ed entra in quello di Philotheou, ed è qui che, pochi mesi dopo, prende la tonsura monastica col nome di Paisios. Il monaco aveva ardente desiderio di fare vita quasi eremitica, vivendo nel deserto dell’Athos ma ne fu impedito: “Una sera, mentre mi preparavo per partire per il deserto, improvvisamente mi aveva bloccato sul mio sgabello una forza invisibile. Quest’effetto duro per due ore. Pregavo versando lacrime quando sentii una voce: ‘Non andrai nel deserto, ma a Konitsa, dove ti aspettano gliuomini’. Dopodiché fui liberato. Dio mi mandava nel mondo”. Dall’agosto del 1958 padre Paisios sta nel monastero di Stomio, a Konitsa. Il 30 settembre 1962 padre Paisios lascia questo monastero, invitato dal vescovo-igumeno del monastero di santa Caterina sul Sinai. Laggiù rimase quasi un anno, non senza difficoltà, dal momento che il luogo gli causava notevoli problemi di salute.

Ritornò sull’Athos e, poco dopo, fu costretto a farsi operare. Gli asportarono una parte di Continua a leggere “San Paisios del Monte Athos, Grecia (+1994) – Vita”

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San Paisios del Monte Athos, Grecia (+1994) – Hiéromoine Isaac

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San Paisios del Monte Athos, Grecia (+1994)

Hiéromoine Isaac

San Paisios del Monte Athos (Farassa, 25 luglio 1924 – Souroti, 12 luglio 1994), particolarmente venerato in Grecia per la sua semplicità e le sue doti non comuni, è stato monaco del Monte Athos.

L’anziano Paisios del Monte Athos fu una notevole figura carismatica. Si chiamava Arsénios Eznepìdis e nacque a Farassa (in Cappadocia, oggi Feke nell’odierna Turchia) nel luglio del 1924. Il neonato Paisios, fu battezzato dal parroco del paese, un sacerdote monaco con fama di santità, Arsenio il Cappadoce. Gli diede il proprio nome. Dopo un poco la famiglia di padre Paisios, il parroco e tutto il paese lasciarono la turchia ed emigrarono in Grecia. Si stabilirono nell’isola di Corfù nella quale sant’Arsenio morì poco dopo. Da Corfù passarono a Igoumentista e da questa a Kontitsa. La loro grande povertà impedì al piccolo Arsenio di fare studi superiori. Già da piccolo si nota in lui una spiccata religiosità: amava isolarsi in preghiera nel bosco nel quale, racconta, aver avuto una visione di Cristo.

Terminato il suo servizio militare come marconista, nel 1950 spinto dal desiderio di divenire monaco si reca nel Monte Athos. Entra come novizio nel monastero di Esphigmenou. In seguito riceve il nome di postulante: Avérkios. Il 12 marzo 1956 lascia il monastero di Esphigmenou ed entra in quello di Philotheou, ed è qui che, pochi mesi dopo, prende la tonsura monastica col nome di Paisios. Il monaco aveva ardente desiderio di fare vita quasi eremitica, vivendo nel deserto dell’Athos ma ne fu impedito: “Una sera, mentre mi preparavo per partire per il deserto, improvvisamente mi aveva bloccato sul mio sgabello una forza invisibile. Quest’effetto duro per due ore. Pregavo versando lacrime quando sentii una voce: ‘Non andrai nel deserto, ma a Konitsa, dove ti aspettano gliuomini’. Dopodiché fui liberato. Dio mi mandava nel mondo”. Dall’agosto del 1958 padre Paisios sta nel monastero di Stomio, a Konitsa. Il 30 settembre 1962 padre Paisios lascia questo monastero, invitato dal vescovo-igumeno del monastero di santa Caterina sul Sinai. Laggiù rimase quasi un anno, non senza difficoltà, dal momento che il luogo gli causava notevoli problemi di salute.

Ritornò sull’Athos e, poco dopo, fu costretto a farsi operare. Gli asportarono una parte di un polmone. L’11 gennaio 1966 egli ricevette dalle mani del suo padre spirituale, papa Tichon, il grande schima monastico. Dal 12 agosto 1968, il padre, nonostante le sue precarie condizioni di salute, aiutò alcuni monaci a ristrutturare il monastero di Stavronikita.

Alla morte di papa Tichon, padre Paisios si ritirò a vivere nella sua cella senza abbandonare, però, Stavronikita. In seguito visse in una povera casetta non lontano dal monastero di Koutloumousiou dove riceveva continuamente molti pellegrini confortandoli e stimolandoli nelle virtù. Non di rado diversi tra loro testimoniavano avvenimenti miracolosi grazie alle preghiere dell’umile monaco.

Il 12 luglio 1994 il monaco morì, in seguito a complicazioni intervenute a causa di un’operazione al tumore diffuso in molte parti del suo corpo.

Un medico che lo operò testimoniò così: “Era la prima volta che vivevo a diretto contatto con un Anziano atonita e ne sono stato impressionato. La morte era per lui una redenzione; la considerava come un ponte che lo avrebbe aiutato a raggiungere Dio. L’esperienza che ho vissuto è qualcosa di molto commovente che non può essere descritto”.

Il corpo di padre Paisios è seppellito nel monastero di san Giovanni il Teologo a Sourotì, presso Salonicco, ed è meta di continui pellegrinaggi.

Il 13 gennaio 2015 padre Paisios è stato iscritto nel registro dei santi della Chiesa ortodossa su approvazione del Santo Sinodo del Patriarcato Ecumenico.con questo rescritto:

“Oggi, martedì 13 gennaio 2015, si è riunita, sotto la presidenza di Sua Santità, il Santo Sinodo nella conferenza regolare concernente l’esame degli argomenti dell’ordine del giorno. Questo stesso Santo Sinodo: a) ha accettato all’unanimità, su relazione del Comitato Canonico e ha registrato nell’Elenco dei santi della Chiesa ortodossa il monaco Paisios Athonita;[…]. Patriarcato di Costantinopoli, 13 gennaio 2015”.

Fonte:

Hiéromoine Isaac, L’Ancien Paissios de la Sainte Montagne, L’Age d’Homme, Lausanne 2008.

Video: San Paisios del Monte Athos, Grecia (+1994)

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San Paisios del Monte Athos, Grecia (+1994)

La colonna spaccata e bruciata dalla Santa Luce (1579)

La colonna spaccata e bruciata dalla Santa Luce (1579)

Fonte:

http://www.skarlakidis.gr/it/thema/18–1579-.html

Nel Sabato Santo del 1579, secondo gli annali ecclesiastici della città di Gerusalemme, i governanti turchi vietarono al patriarca greco e ai credenti cristiani ortodossi di entrare nella Chiesa della Resurrezione per la tradizionale celebrazione della Luce Santa.

Le fonti scritte che raccontano quello che è accaduto sfortunatamente non indicano l’anno esatto. Indicano, tuttavia, che in quell’anno era patriarca di Gerusalemme Sofronios e patriarchi di Costantinopoli, di Alessandria e di Antiochia erano rispettivamente Geremia, Silvestro e Gioacchino, invece sultano dell’Impero Ottomano era Murat III.1

Esaminando gli elenchi ufficiali o pagine web di questi quattro Patriarcati, scopriamo che questi quattro patriarchi greco ortodossi effettivamente erano nelle loro cattedre nella seconda metà del XVI secolo e se osserviamo il periodo in cui ciascuno dei patriarchi era in cattedra in contemporanea con il regno del sultano Murat III, si scopre che l’unico anno in cui erano in carica insieme era il 1579.2

Il sagrato e l’ingresso della Chiesa della Resurrezione.

Secondo le fonti scritte, nel Sabato Santo di quell’anno, un gruppo di soldati turchi proibì l’entrata degli ortodossi nella Chiesa della Resurrezione, in seguito all’intervento degli armeni. I numerosi fedeli rimasero nel sagrato del Tempio anche dopo il tramonto.

Il patriarca Sofronio IV, al primo anno del suo patriarcato, doveva compiere la cerimonia più importante dell’anno, ma i turchi gli avevano negato il suo legittimo diritto.

Il patriarca si era messo a pregare sul lato sinistro della porta del tempio, vicino a una colonna. E improvvisamente, dopo che la notte era già scesa, la colonna si è spaccata e la Luce Santa è scaturita dal di dentro della colonna.

Il patriarca è accorso ed ha acceso il suo cero e ha trasmesso la Santa Luce ai fedeli in attesa. In pochi minuti, la fiamma sacra si è diffusa a tutti i partecipanti e il sagrato del tempio si è illuminato. Le guardie turche stupite dall’accaduto hanno aperto le porte della chiesa e il patriarca, con la moltitudine del popolo, è entrato solennemente nel Santo Sepolcro.

La colonna spaccata che si trova a sinistra dell’entrata della chiesa, di fianco l’autore del libro.
La spaccatura ha un’altezza di 1,20 metri e si presenta come una fiamma che cresce.

Gli eventi di quel giorno sono raccontati in tutte le guide dei luoghi sacri (Proskynitari) di Gerusalemme, pubblicate per i pellegrini che visitano la Terra Santa. La più antica di queste indica che l’evento della rottura della colonna è raccontato in un prezioso manoscritto custodito nella Biblioteca di Monaco. Si tratta del codice Monacensis Gr. 346,3 contenente il Proskynitario del monaco Anania. Il manoscritto, opera del monaco cretese Akakios, del 1634, è una copia dell’opera originale del monaco Anania, scritta nel 1608, 29 anni Continua a leggere “La colonna spaccata e bruciata dalla Santa Luce (1579)”

San Isidoro di Rostov, Stolto in Cristo, dalla Germania (+1474) – 14 maggio

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San Isidoro di Rostov, Stolto in Cristo, dalla Germania (+1474)

14 maggio

San Isidoro Tverdislov, (Costante di Parola) (Germania – Rostov, 14 maggio 1474), fu uno “Stolto in Cristo”.

Nato in Germania da ricchi genitori, abbandonò ancora adolescente la famiglia e, “desiderando il Regno dei Cieli”, distribuì i propri averi ai poveri. Abbigliatosi come un mendicante iniziò dunque a viaggiare per tutta l’Europa, fino a giungere alla città russa di Rostov, dove si convertì al cristianesimo ortodosso, nonostante fosse stato educato fin dall’infanzia al cattolicesimo. Qui scelse, come aveva fatto San Procopio di Ustiug un secolo prima, di diventare uno “Stolto in Cristo”, denominazione con cui vengono indicati coloro che decidendo di vivere simulando la pazzia, in miseria e disprezzando il proprio corpo, credono poter meglio partecipare alla passione di Gesù. A Rostov Isidoro costruì con le proprie mani una capanna in legno per ripararsi alla meglio dagli eventi atmosferici e lì si stabilì.

Secondo la sua Vita, il santo passava la notte dentro la propria capanna in costante preghiera, dormendo e riposando pochissimo al fine di dedicare il proprio corpo a Dio; durante il giorno girava invece per la città simulando pazzia, ammonendo coloro che riteneva si stessero allontanando dalla parola di Dio e aiutando coloro che gli chiedevano aiuto, con i quali divideva i pochi beni ottenuti in carità.

Morì nel 1474.

Nel luogo dove fu sepolto fu costruita una chiesa, dedicata all’Ascensione del Signore, nella cui cripta si trovano tutt’oggi le sue reliquie. La tradizione popolare lo ritenne capace di spirito profetico e gli attribuì numerosi miracoli sia durante la vita che dopo la morte.

Venerato dalla Chiesa ortodossa russa, che lo considera patrono dei marinai, è ricordato il 14 maggio.

Fonte: Wikipedia

Carismi e miracoli – San Paisios del Monte Athos, Grecia (+1994)

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Carismi e miracoli

San Paisios del Monte Athos, Grecia (+1994)

Non è possibile esaurire la lunga lista di eventi inspiegabili che hanno caratterizzato la vita e sono avvenuti dopo la morte di Paisios a causa sua.

Per dare solo una vaga idea di essi se ne farà due rapidissimi accenni tratti da testimonianze.

Al di là delle leggi naturali

Costantino Coutsoyannis racconta: “Un giorno stavo trasportando l’Anziano dal monastero della Preziosa Croce, in Calcidica, fino a Sourotì [località in cui si trova un monastero femminile]. Durante questo tragitto fummo immersi in una pioggia torrenziale al punto che, si avrebbe detto, le cataratte del cielo si fossero aperte. Al nostro arrivo le monache ci attendevano con ombrelli e mantelli da dare all’Anziano affinché non si bagnasse. Mi fecero segno di avvicinarmi il più possibile all’edificio. Ma in modo sorprendente in un istante e per un raggio di due metri attorno alla vettura la pioggia cessò di cadere mentre poco più in là c’era il diluvio. Quando l’Anziano discese e mi ebbe salutato entrando, ricominciò a piovere normalmente pure sulla vettura”.

Eventi di guarigione

“Qualche anno fa, quando il buon padre viveva ancora, caddi malata. Mi diagnosticarono un tumore. Mio figlio andò a trovare l’Anziano e gli disse che mi avrebbero condotta all’Ospedale Théageneio di Salonicco come fu. In una sala operatoria, con una rapida biopsia, mostrarono che avevo un cancro. Sei giorni dopo i medici mi dissero che se il sangue non si fermava di scendere dalla piaga mi avrebbero condotto in sala operatoria. Mio figlio tornò a vedere il buon padre che gli disse: ‘Tua madre non s’inquieti, non è nulla. I chirurghi hanno sbagliato di fare un’operazione’. Gli donò un komboskìni (=una specie di rosario) dicendogli: ‘Dallo a tua madre e dille che con questo appenderà i medici alla parete’. Il settimo giorno, quando l’Anziano era nella Santa Montagna, apparse in Ospedale! ‘Vidi l’Anziano accanto a me mentre sistemava i tubicini che drenavano il sangue. Prima del tempo di ringraziarlo sparì’. La sera giunsero i medici e constatarono che il sangue non colava più, l’incisione si era chiusa e, conseguentemente, gli esami furono tutti negativi. Non avevo bisogno né di aspirina né di chemioterapia. Più tardi, dopo la mia uscita dall’Ospedale, incontrai l’Anziano nel monastero del Venerabile Precursore e lo ringraziai d’essere giunto in Ospedale per vedermi. Egli mi rispose: ‘Bambina mia, sono venuto perché i medici ti hanno ingiustamente maltrattata’ “.

Visioni

Un altro fenomeno inspiegabile di cui fu protagonista padre Paisios e che lui stesso riferiva, furono alcune visioni. Non era oggetto solo di visioni demoniache ma, più spesso, di visioni di santi. Riportiamo solo un esempio. Paisios narrò che, in un determinato periodo, dei vescovi greci gli avevano sottoposto alcuni gravi problemi ai quali non erano riusciti trovare risposta. L’asceta non potendo aiutarli, iniziò a ricorrere alla preghiera chiedendo l’aiuto di sant’Eufemia, un’antica santa del IV secolo alla quale era devoto. Passato un certo tempo in cui chiedeva questo aiuto, un pomeriggio sentì bussare alla porta della sua casetta. Alla sua domanda chi fosse, una voce femminile risposte: “Sono io, Eufemia”. “Eufemia, chi?”, riprese l’asceta. Si fece silenzio e la visitatrice riprese a bussare. L’asceta chiese nuovamente chi fosse e gli fu risposto al medesimo modo. Ad un certo punto, il monaco vide la figura della visitatrice entrare nella sua casetta, nonostante la porta fosse rimasta chiusa. Appena Paisios si accorse che l’apparizione non era demoniaca (la santa apparsa venerò l’icona della Trinità), le chiese la soluzione ai problemi che gli erano stati posti. Poi aggiunse: “Vorrei che tu mi dicessi come hai sopportato il tuo martirio”. Al che, l’apparizione rispose: “Padre, se allora avessi saputo come sarebbe stata la vita eterna e la bellezza celeste che le anime godono nello stare vicino a Dio, onestamente avrei chiesto che il mio martirio durasse sempre, dal momento che non fu assolutamente niente in confronto dei doni della grazia di Dio!”.

Fonte:

WIKIPEDIA

Richiede una vera e propria lotta da parte dell’uomo – San Paisios del Monte Athos, Grecia (+1994)

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SAINT PAISIOS OF MOUNT ATHOS

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Richiede una vera e propria lotta da parte dell’uomo

San Paisios del Monte Athos, Grecia (+1994)

Ciononostante, la pratica cristiana per padre Paisios non dev’essere la ricerca di consolazioni, non è composta solo da una continua e fervente preghiera ma è soprattutto caratterizzata da una vera e propria lotta per fare spazio dentro di sé alla grazia divina nella pratica dei comandamenti e dei precetti evangelici. L’uomo dev’essere molto determinato in quest’opera ascetica evitando quanto lo può stornare da Dio:

“Alcune volte nella vita spirituale bisogna sforzarci. A volte soffriamo di inappetenza spirituale. Allora occorre sforzarci, mangiare un boccone e così l’appetito verrà. Lo stesso facciamo con la nostra mano che ha preso una storta: se l’accarezziamo solo non guarirà mai. Ci vuole un movimento repentino, affinché la mano possa ritornare nella sua posizione giusta. Non dobbiamo assomigliare alla tartaruga che è partita per il matrimonio ed è arrivata al battesimo”.

In questo lavoro ci vuole molta forza e pazienza:

“Senza pazienza non si fa nulla. Alcuni sono così impazienti che assomigliano a uno che ha piantato una vite e il giorno dopo vuole bere il suo vino. Questo però è impossibile. Chi non ha pazienza soffre: sente il doppio del freddo quando c’è freddo, e il doppio del caldo quando c’è caldo, come il soldato che pensa che l’ultimo mese del suo servizio sia più lungo di quelli passati. Occorre molta pazienza in tutto e specialmente nelle cose spirituali”:

E ancora sullo stesso stile l’asceta aggiunge:

“Non leggete i giornali e non guardate la TV. Spesso anche i giornali religiosi fanno del male ai cristiani provocando rabbia contro altre persone e, in genere, causando confusione. Siate attenti a tutto! Leggete solo i libri dei Padri”.

La letteratura patristica è per Paisios l’aiuto più efficace per comprendere la Sacra Scritura e questo lo aiuta anche nella lotta ascetica indicando un giusto stile. Per questo Paisios insegna:

“La battaglia contro [il proprio] uomo vecchio [= l’uomo che ragiona e vive mondanamente] si deve condurre con filotimo [= con generosità e nobiltà], con senso della propria miseria, con speranza, con consolazione, con sicurezza e respirando l’ossigeno spirituale. Ma tutto ciò viene assicurato da un cammino retto. Non occorrono atteggiamenti a buon mercato, ossia un’obbedienza forzata o una preghiera senza coinvolgimento personale. Non ci vogliono lacrime e tristezze che provengono dal diavolo. Io devo piangere i miei peccati ma sperare nell’amore di Dio, non divenendo triste come vuole il diavolo. Dovete vivere con semplicità, come il bambino nelle mani di suo padre”.

Viceversa, “Oggi anche nella vita spirituale si cerca di giungere a Dio subito e senza fatica, ma non è possibile! Ci vuole la fatica, fatica del corpo!”.

Infatti, “La santificazione non si raggiunge senza fatica e lotta”.

D’altra parte, “il corpo vuole passarsela bene. Noi però lo dobbiamo crocefiggere. Ma quando? Quando una persona è debole e crocifigge il suo corpo, questo non ha senso. Ma quando il corpo è sano e ribelle, allora va crocifisso perché obbedisca allo spirito. Se, ad esempio, la carne vuole che il piatto sia pieno zeppo e il cibo sia alto come la cima del monte Athos, oppure quando essa desidera del vino, allora le togliamo tutto ciò. Così il corpo viene crocifisso”. In questo, Paisios non crede che il corpo sia un male ma che, essendo debole, ha bisogno d’essere educato ed elevato, non assecondato.

Fonte:

Hiéromoine Isaac, L’Ancien Paissios de la Sainte Montagne, L’Age d’Homme, Lausanne 2008.